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Sept. 17, 2021 cronaca Aborto, impazza il dibattito sul Monte Titano HOME

Aborto, impazza il dibattito sul Monte Titano

scritto da TitanPost Sept. 17, 2021

Mularoni («No»): «Tutelare la vita dall’inizio alla fine». Pruccoli («Sì»): «Non si può più ammettere che ci sia la galera per chi decide di interrompere la gravidanza»



Il prossimo 26 settembre si vota a San Marino per la depenalizzazione dell’aborto. Si vota per decedere se una donna potrà interrompere legalmente la gravidanza in uno stato in cui è ancora un reato punibile con il carcere e la reclusione dai 3 ai 6 anni ai sensi degli articoli 154 e 154 del codice penale a prescindere dal motivo, anche se l’origine della gravidanza è uno stupro. «Vogliamo tutelare la vita dall’inizio alla fine», spiega Antonella Mularoni, referente del comitato contrario “Uno di noi” che attacca: «se passa il “sì” nei reparti di ginecologia e anestesia assumeranno solo abortisti». Non ci sta Karen Pruccoli, referente di Unione Donne Sammarinesi e spiega che «il quesito si limita a chiedere se l’elettore è favorevole o meno alla legalizzazione dell’aborto». Entrambe hanno risposto alle nostre domande per spiegare le loro ragioni.

Le ragioni del «No»
Antonella Mularoni, che cosa vi preoccuperebbe di più in caso di vittoria del “Sì”?
«Noi siamo preoccupati per come il quesito viene presentato. In più in passato sono stati presentati due progetti di legge sulla legalizzazione dell’aborto (uno dal Movimento Civico Rete, forza di governo attualmente in maggioranza e l’altro dal movimento Unione donne sammarinese ndr) che se approvati così’ come sono stati scritti la promuoverebbero norme più abortiste di quelle italiane. Tali addirittura da creare le condizioni perché si verifichi addirittura il fenomeno del turismo abortista. Per esempio è limitata l’obiezione di coscienza: è scritto che si potrà assumere nei reparti di anestesia e ginecologia solo personale favorevole all’aborto. Ed è previsto che tra i 16 e i 18 anni l’aborto possa essere praticato anche senza l’assenso dei genitori».

Molte donne sammarinesi tuttavia “espatriano” in Italia per abortire…
«Ci sono le ragioni di chi vuole vivere in un paese in cui la vita del nascituro è considerata un bene da tutelare è che è contento di vivere in uno Stato in cui si è tutelati dall’inizio alla fine della vita. A San Marino sul piano della prevenzione c’è tutto: si fa educazione nelle scuole, ci sono i contraccettivi gratuiti per le ragazze, c’è la pillola del giorno dopo nelle farmacie. E non vediamo le ragioni economiche: non si può sentire che a San Marino abortisca una donna perché non ha i soldi. L’aborto non deve essere un controllo delle nascite. L’aborto legale in Italia? Si certo alcune donne sammarinesi vanno in Italia ma noi siamo un ordinamento distinto: per noi è importante che a San Marino venga tutelata la vita dall’inizio alla fine»”.

Le ragioni del «Sì»
Karen Pruccoli, perché per voi è importante votare “Si”?
«Non possiamo più permetterci di essere l’unico o uno dei pochi Paesi rimasti in Europa e nel mondo occidentale in cui si pensa di dover mettere in galera le donne che scelgono di abortire anche in seguito a stupri e violenza domestica, oltre che a situazioni comunque critiche: motivi di salute per esempio ma non solo. Non si può più ammettere che ci sia la galera per chi decide di interrompere la gravidanza. Vogliamo semplicemente allinearci agli altri Paesi, il parlamento europeo si è di recente espresso sull’aborto e lo ha definito un diritto. Il secondo motivo è superare l’ipocrisia: non si può sostenere implicitamente che le donne sammarinesi abortiscano in Italia ed evitino di farlo qui. Se parlano di difesa della vita lo fanno in maniera ipocrita, lasciando sole le donne con un problema che economicamente devono risolvere da soli: parliamo di una spesa di 1.500 euro e non è scontato che sia sostenibile la crisi è arrivata anche a San Marino».

Dal comitato del “No” vi accusano di volere regole più “abortiste” di quelle italiane, come rispondete?
«I progetti di legge e le relative bozze non c’entrano nulla con il quesito referendario che chiede semplicemente se si ritiene di dovere rendere legale l’aborto o meno. Tutto il resto è riferito a bozze tenute nel cassetto da anni su cui si dovrà lavorare di concerto con la società civile e con le forze politiche. Quelle del comitato del “no” sono scuse ridicole, fatti non inerenti al quesito referendario. Il quesito riferito al referendum è riferito semplicemente alla legalizzazione dell’aborto».

Tratto da Corriere di Bologna

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